Perchè di questa Città d’Oro ne parlano tutti come se fosse la più bella del mondo.
La città ha un bel centro, niente da dire. Le due piazze, il ponte, il castello, anche un bellissimo parco sulla collinetta dall’altra parte del fiume. Come bellezza dei monumenti direi paragonabile a Milano, forse poco più. Insomma non certo una delle meraviglie del mondo. Lo dico polemicamente, dato che nei tour “Visita l’Europa in un mese” per Americani e Giapponesi figura questa città ma di solito non Berlino e Madrid, per fare due nomi.
La città è molto disordinata, e anche molto sporca. E se lo dice chi vive a Milano, è tutto dire.
E poi tutti quanti ti vogliono spennare, truffare, raggirare. Che vabeh che sei turista, e quindi sei lì per farti fregare, però dopo che in OGNI posto ne inventano una per prenderti quell’euro in più, alla fine ti scazzi. Se aggiungi che è scritto dappertutto, dalle brochure turistiche ai menu appesi fuori dai ristoranti, di stare attenti ai portafogli e alle borsette, non è che si ha una sensazione di rilassatezza.
Insomma non è brutta. Ma mi viene da ridere se ripenso a chi diceva che è bella come Parigi. Bei monumenti, ma niente di clamoroso. E come ambiente, perde il confronto con la semisconosciuta ai più Bratislava.

La Cattedrale di Chartes, che si vede in lontananza già a più di 20km dalla città.
La cittadella fortificata di Guerande, circondata a 360 gradi da distese di saline.
La penisola del Quiberon, sferzata del vento tutto il giorno e piena di isolette.
Il porto di Guilvinec, con il rito dell’arrivo in parata dei pescherecci carichi di pesce.
Concarneau, con la fortezza incastrata nel mezzo del porto.
Il faro di Eckmuhl, circondato dal mare su tre lati.
La Pointe du Raz, proiettata verso il nord America.
Audierne, con il suo spiaggione interminabile.
Tregastel, con la spiaggia di massi di marmo rosa.
Cap Frehel, che con quel vento e quei dirupi fa davvero paura.
Cancale e le sue distese di ostriche a perdità d’occhio.
Le Mont-Saint Michel, che vederla dall’altra parte della baia sembra un miraggio.
Caen, che sembra una città tedesca.
Bayeux, che ha il potere di far rilassare chiunque ci si fermi un poco.
La Pointe du Hoc, che fa venire ancora i brividi a vedere le buche da cannone.
Omaha Beach, così strano vederla con i bagnanti e immaginare cosa ci è successo.
La cattedrale di Rouen illuminata di notte, che sembra viva.
E la camera d’albergo più bella dove ho mai dormito J

Buone vacanze a chi va.
Buona permanenza a chi resta.
Qui si chiude per ferie.

Le chiacchiere durante la pausa mensa in ufficio si stanno spingendo dove mai nessuno poteva sperare. Pensavamo di aver raggiunto le massime vette della sapienza introducendo termini oscuri ai più, come bukkake, squirting e rimming. E invece ieri abbiamo trovato nuovi argomenti di discussione parlando di Barracuda e Tupperware.
Descrizioni dettagliate qui.
Mentre tre quarti (abbondanti) dell'ufficio se ne vanno in ferie, un nutrito gruppo di eroi rimarrà qui per tutta la prossima settimana.
Che cosa ne sarebbe di noi sventurati se non ci fossero Google Earth, GP4 e Unreal Tournament 2004...
"Tra vent'anni non sarete delusi delle cose che avrete fatto ma da quelle che non avrete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite." - Mark Twain
Minchia il clero ha fatto rimuovere il papa banner che da anni era adagiato sulla mia colonna sinistra. Speriamo che venga spostato presto su un sito straniero, vah.
http://punto-informatico.it/2367662/PI/News/Indigna-la-sparizione-dal-web-del-Papabanner/p.aspx
Grazie a K per la segnalazione.

IngeMetriga : “Ma secondo alle tipe gli piace quando glielo metti nel culo?”
IngeMetriga : “Il bello del visitare le chiese è che quando sei dentro nessuno ti caga il cazzo”.
IngeMetriga : “Che scarsi che stiamo diventando, per pranzo una bottiglia di vino in tre”.
IngeNorton : “Veramente questa bottiglia te la sei fatta tutta da solo”.
IngeMetriga : “Non credo che posso donare il sangue, con tutta questa birra avrò le metastasi alte”.
“Certo che siam proprio bravi a non fare un cazzo dalla mattina alla sera”

La prima volta che fai l’imbarco prioritario Ryanair (omaggio, ovviamente) ti senti troppo un grande a passare svogliatamente davanti a gruppi di sfigati che sgomitano come se ci fossero più passeggeri che posti sull’aereo.
La prima volta che vai al ristorante in una città nuova non sei ancora ben dentro con la lingua e l’accento, e anche se provi a parlare la lingua del posto il cameriere ti becca dopo tre secondi che sei straniero. Però due giorni dopo che sei sul posto la situazione migliora, e un altro cameriere scopre che non sei un locale solamente al momento del conto.
La prima volta che vai al mare ci sono un pò di nuvole, quindi nessuno si preoccupa di comprare la crema. Poi le nuvole spariscono e tutti quanti si ustionano. Il giorno dopo si compra la crema, però ti dimentichi di spalmartela in faccia e due giorni dopo sembri la Mummia del film quando non si è ancora rigenerata del tutto.
La prima volta che fai un bagno come si deve nell’oceano ti accorgi da piccole cose che non è come il mare. Correnti calde e fredde in continuazione, onde altissime e risacca violenta spaccacaviglie.
La prima volta che il buttafuori del locale ti rimbalza alle tre di notte perchè sono chiusi tu pensi che intenda che sono già chiusi. Invece sono ancora chiusi, perchè il locale apre alle 3.30. E chiude alle 4.30. E in quell’unica ora al giorno in cui è aperto è così pieno che quasi non ci cammini.
La prima volta che chiedi a una passante se conosce una buona disco e lei ti risponde “Sì, Californication dei Red Hot Chili Peppers”.
La prima volta che ti ferma per strada un ragazzetto con la maglietta dell’Italia e ti elogia dicendo:”Mi piace l’Italia perchè ha Maradona, il più forte giocatore italiano di tutti i tempi. Se non avevate Maradona non sareste mai riusciti a vincere il Mondiale 2006”.

La prima volta che sei in una città con la piazza centrale che si chiama quasi come una bestemmia. E il tassista capisce la destinazione anche quando “sbagli” la pronuncia.
La prima volta che provi a fare surf è un pò come la prima volta che fai all’amore: breve, confuso, esce un pò di sangue. In più bevi qualche litro di mare, ti scortichi petto e mani e prendi un sacco di botte.
La prima volta che vai a dormire alle 5 del mattino e pensi “stavolta siamo andati a letto presto”.
La prima volta che metti sempre e comunque la sveglia alle 11.30 del mattino per andare giù a fare la colazione compresa nel prezzo della camera, anche se non ti alzeresti neanche se andasse a fuoco l’albergo.
La prima volta che vedi un tipo strafatto dormire sugli scalini di una chiesa, con la nuca proprio sullo spigolo.
La prima volta che della gente ti fa i complimenti per come balli lo ska ti senti come chi riesce a battere l’Inghilterra a Wembley.
La prima volta che vedi una tizia fatta di crack non sai se ridere per le sue facce o spaventarti perchè potrebbe svenire da un momento all’altro.
La prima volta che vedi un tipo vomitare sui gradini che portano in centro, e il prodotto viene giù come ai giardini pensili di Babilonia.
La prima volta che ordini un piatto a caso, speri che sia leggero perchè non hai fame e ti arrivano fagioli con cotechino e sanguinaccio.
La prima volta che provi ad alzarti dal letto dopo 10 ore di sonno in 4 notti (grazie russatore) e sei veramente convinto che stai per morire di stanchezza. E due ore dopo stai mangiando sardine alla brace.

La prima volta che vai in una vera bettola del porto, piena di avanzi di cibo per terra, puzza di fumo, stuzzichini orrendi e marinai ubriachissimi, e ti senti proprio a tuo agio.
La prima volta che fai una vacanza distruzione dopo i trent’anni parti col dubbio di essere in grado di reggere i ritmi dei bei vecchi tempi. E alla fine ti rendi conto che sei sempre più supergiovane.
La prima volta che anche se ti stai divertendo come un pazzo e resteresti sospeso in eterno in questo splendido connubio di mar mariscadas cervezas tintos bares in fondo in fondo non vedi l’ora di tornare a casa, che tanti giorni senza non puoi più stare.

Nel 1936 due freschi sposini comprarono un piccolo appartamento che stava per essere completato, al confine tra Sesto San Giovanni e Milano. Comodo con il tram extraurbano che portava lei al lavoro in centro a Milano, comodissimo per lui che lavorava in una fabbrica a meno di un chilometro. Era una casa molto bella, per l’epoca addirittura di lusso, dato che aveva la scala condominiale di ferro battuto, i finestroni delle scale con vetri a mosaico, stucco veneziano alle pareti delle scale e persino il bagno privato in ogni appartamento (cosa rarissima all’epoca). Purtroppo in quel periodo la pace in Europa iniziava a scricchiolare e già si sentivano in lontananza gli echi del conflitto venturo. I genitori degli sposini gli consigliarono, per quanto possibile, di rinviare una gravidanza, perchè avevano ancora bene in mente le sofferenze e le privazioni della guerra all’Austria. E gli sposini seguirono il consiglio. Poi la guerra scoppiò, e loro furono tutto sommato fortunati, perchè la sposa lavorava (le donne lavoratrici, contadine a parte, erano pochissime al tempo) e lo sposo lavorava in un’acciaieria, quindi non fu chiamato al fronte, ma rimase a casa a fabbricare Carri Veloci L3/33 e treni corazzati. Con due stipendi gli sposini potevano condurre una vita di ristrettezze ma quasi normali, potendosi permettere acquisti di carne, uova e latte al mercato nero. Poi arrivarono i bombardamenti alleati. La casa degli sposini era esattamente al centro del primo obiettivo strategico alleato in tutta Italia: al centro esatto tra le fabbriche Breda, Falck e Magneti Marelli. Pur avendo i parenti nella campagna lodigiana dove rifugiarsi, gli sposini restarono lì a vivere: lavorando si aveva la certezza di mangiare, e poi quella era la loro casa e mai l’avrebbero lasciata. E lo sposo, assieme ad un amico, andava come un incoscente sul tetto della casa a vedere i bombardamenti a tappeto, perchè “è uno spettacolo unico”, anche se foriero di morte e distruzione. La sposa gli intimava piangendo di scendere in cantina con tutti gli altri, ma non c’era verso. E non avrebbe fatto differenza, comunque, perchè le nuove bombe dirompenti uccidevano anche chi si rifugiava in cantina, se eri fortunato subito, altrimenti in qualche ora per soffocamento sotto le macerie. La casa si vede, nella foto alleata giù in fondo, ma bisogna sapere dove guardare.
Rischiarono la morte più volte, lui scioperando nel marzo ’43, lei di broncopolmonite nell’inverno ’44-’45, ancora lui violando il coprifuoco notturno per arrivare all’unica farmacia notturna aparta (esiste ancora, la Formaggia di Porta Venezia) per salvarla.
Il 25 aprile erano in piazzale Loreto, quando tutto finì. E solo 10 mesi dopo finalmente ebbero il bambino tanto aspettato. Il legame con la casetta era ormai indissolubile, ormai era diventata la loro Casa con la C maiuscola, perchè associata a ricordi terribili ma fortunatamente a lieto fine.
E poi ci fu il boom, e poi ci fu la contestazione, e poi ci fu la crisi delle fabbriche. E poi, nel giro di pochi mesi, lo sposo saluto questo mondo in modo improvviso e il bambino, ormai cresciuto, si sposò e se ne andò, e anche lui ebbe un bambino maschio. La sposa rimase nella Casa, ancora uguale a quando fu comprata, per più di vent’anni, finchè anche lei salutò questo mondo, in modo lento ma inesorabile. Il figlio non se la sentiva, a questo punto, di vendere una Casa che aveva così tanto da raccontare alla sua famiglia, e decise di non venderla nè di affittarla. Perchè il suo bambino era a sua volta cresciuto, e questa casa divenne perfetta per lui. Ci fu un pò di commozione quando la Casa fu ristrutturata: sembrava di violarne la storia, anche se di metterla a posto c’era proprio la necessità dopo quasi 70 anni.
Poi però il nipote degli sposini trovò con la sua bacca un’altra casa più grande. E i due la presero. E si avvicina il momento in cui si sposteranno nella nuova casa, per trasformarla nella loro Casa con la C maiuscola. E per la prima volta, dopo 72 anni, nessun membro della famiglia vivrà in quella casa comprata nel 1936.
Ancora non si è ancora ben deciso cosa fare di quella casa. Ma già ora, quando Ingenorton si mette a pensarci, un piccolo nodo alla gola ogni tanto gli viene.
